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[Chiuso] Il Poker e la game theory

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Ciao a tutti,

visto che studio da parecchio (oramai) matematica, statistica ed economia volevo postare in questo simil blog alcune considerazioni sulla teoria dei giochi e specialmente sulle sue applicazioni al poker ed alla strategia MTT.

Spero di non annoiarvi troppo!

La Teoria dei giochi ed il valore delle chip in un torneo (parte prima)

Se si considera la “letteratura” non si può certo negare che i poker writer fanno tantissimo affidamento alla teoria dei giochi per elaborare una strategia di gioco ottimale.

E’ naturale, dopotutto. La Teoria dei Giochi è infatti (Wikipedia) ” la scienza matematica che analizza situazioni di conflitto e ne ricerca soluzioni competitive e cooperative tramite modelli, ovvero uno studio delle decisioni individuali in situazioni in cui vi sono interazioni tra i diversi soggetti, tali per cui le decisioni di un soggetto possono influire sui risultati conseguibili da parte di un rivale, secondo un meccanismo di retroazione”.

In parole povere la Teoria dei Giochi costruisce un modello ed assegna un punteggio ad ogni decisione che i giocatori possono scegliere . Vengono quindi analizzate le mosse degli avversari ed il loro impatto sulle nostre decisioni in modo da stabilire se esiste quella che viene definita “strategia dominante,” ovvero quella che porta alla massimizzazione del nostro punteggio indipendentemente dalle scelte fatte dagli altri giocatori.

Può sembrare complicato a prima vista ma questo estratto del film “A Beautiful Mind” può servire a chiarire le idee.

A Beautiful Mind

Ovviamente la strategia dominante è provarci con le amiche della bionda.

Passando al poker ed in particolare al Texas Hold’em utilizziamo la Teoria dei Giochi tutte le volte che analizziamo le nostre mani, ipotizziamo gli hand range degli avversari e decidiamo le nostre mosse.

Ma come facciamo ad assegnare un punteggio e determinare qual è quella migliore?

Nel cash game la risposta è abbastanza semplice: ogni chip equivale al suo valore monetario e quindi possiamo decidere la bontà delle nostre mosse stimandone il valore atteso in denaro (EV) e scegliendo quella con il valore maggiore.

Nei tornei però la situazione si complica.

Il premio è sempre in denaro ma questa volta non vi è più una corrispondenza 1 a 1 tra le chip in nostro possesso ed i premi e diventa quindi più complicato assegnare un “punteggio” alle mosse a nostra disposizione per poterle poi valutare.

La teoria più in voga (Independent Chip Model) cerca di legare l’entità degli stack agli effettivi premi in denaro utilizzando il calcolo delle probabilità (ed alcune ipotesi a dire il vero molto forzate (1)) in modo da poter stabilire se una certa decisione fa aumentare o diminuire la nostra vincita attesa in denaro ($EV).

Si scopre così che alcune mosse che sono giudicate ottime nel gioco cash diventano pessime in un torneo e viceversa.

Fin qui niente di strano.

E’ interessante però un corollario che segue da questa teoria. Per comprenderlo riprendiamo un esempio che possiamo trovare nella ]sezione strategica.

Se dividiamo il montepremi di un torneo Sit&go utilizzando il metodo ICM otteniamo una struttura dei pagamenti come questa:

Esempio 1 con 50%, 30%, 20% stack (chipcount deal in parentesi):

1. Giocatore A: 38.392$, (40.000$)
2. Giocatore B: 32.750$, (32.000$)
3. Giocatore C: 28.857$, (28.000$)
Quanto vale ogni dollaro in chip per ogni giocatore?

Per il giocatore A osserviamo che ogni chip da un dollaro vale circa 0,96$ reali, per il giocatore B invece abbiamo un valore di 1,023$ a chip e per lo shortstack un valore di circa 1,030.

Si può ricavare quindi questa legge:

”Il il valore di ogni chip decresce all’aumentare dello stack”

Ma c’è chi non è affatto d’accordo.

Uno dei dissidenti è Arnold Snyder, autore di “The poker tournament formula” e “The poker tournament formula II” che propone una visione diametralmente opposta.

Scrive Snyder:

”Non è corretto dare alle chip un valore in dollari senza confidare come ogni singolo giocatore può utilizzare quelle chip. Sembra logico assegnare un valore in dollari alle chip poiché all’inizio le compriamo proprio con dei dollari. Ma quando un torneo inizia esse cessano di essere dollari o anche solo di rappresentare dollari. Non puoi fare cash out. Non le puoi vendere né scambiare e nemmeno comprarci nulla.

Sono semplicemente uno strumento offerto ai giocatori per competere in una gara. Quando il torneo inizia ed il direttore dice “Shuffle up and deal!” inizia una battaglia e le chip non sono altro che munizioni.

[..]

Se una chip è un proiettile, ed io ho 500 proiettili mentre tu ne hai 4500, tu puoi utilizzare le tue munizioni in molti modi che io non posso impiegare. Puoi sparare alcuni proiettili di prova per vedere se riesci a catturare una piccolo scorta di munizioni che nessuno dei tuoi nemici è intenzionato a difendere. Puoi iniziare alcune piccole battaglie speculative per cercare di raccogliere altre munizioni e, se necessario, ritirarti senza aver subito troppo danno alle tue scorte. La cosa più importante è inoltre che i tuoi nemici possono vedere il tuo enorme deposito di munizioni e grazie a ciò tu puoi essere in grado di portarli a cedere una parte delle loro munizioni senza combattere, anche in battaglie che avrebbero vinto se non avessero avuto paura di perdere tutto combattendo contro di te.

Quindi, intrinsecamente, ognuno dei tuoi proiettili ha più valore di ognuno dei miei per il fatto di possedere una maggiore utilità. Questo deriva direttamente dal fatto che tu possiedi molte più munizioni rispetto a me.

"Più chip possiedi, più queste valgono singolarmente

Chi ha ragione?

(1) Il metodo ICM considera ogni giocatore di pari valore e non considera la sua table image


30 risposte
destrolindo
Iscritto: 25.08.2007

va beh...sto snyder nn ha ben capito cosa diceva nash suppongo -.-'


Galliani
Iscritto: 26.10.2007

Bellissimo, io ne farei un articolo o una news. Complimenti, spero che questo blog continui in questo modo estremamente raffinato.

Ciao :)


Ryuga84
Iscritto: 22.11.2007

No....sto snyder cia capito tutto invece....!
Molto + di altri... che ti dicono gioca AA,KK,AK.....e il resto fold.... maddai!
è perfetto in tutto snyder...è l'unico ad aver scritto come funzionano veramente i mtt fino a certi livelli di buy-in....!
Imbocca al lupo Ashoka per il blog... ;)


Ciauz a tutti,

di Snyder ho letto "The poker tournament formula II" che parla proprio dei tornei con buy in più alti :-)

Appena ho tempo preparo la seconda parte in cui volevo fare qualche analogia tra la teoria economica ed il "valore marginale" delle chip.


Galliani
Iscritto: 26.10.2007

L'originale di AshokaCiauz a tutti,

di Snyder ho letto "The poker tournament formula II" che parla proprio dei tornei con buy in più alti :-)

Appena ho tempo preparo la seconda parte in cui volevo fare qualche analogia tra la teoria economica ed il "valore marginale" delle chip.

Waiting for it ... un vero piacere leggere il primo post, davvero.


Concordo.. Very nice job! :)


Galliani
Iscritto: 26.10.2007

L'originale di Zucchero79Concordo.. Very nice job! :)

Caro Zucchero,

la mia impressione trovandomi di fronte a quel post è stata quella di un approccio molto strutturato e, devo ammettere, "gioioso" ... questo nel senso che devve aver provato un gran godimento nel comporlo, cosa che di solito succede alle persone che amano quello che fanno.

:evil:Outstanding.


valentik72
Iscritto: 02.10.2006

Teoria dei giochi

Teoria della probabilita'

ICM model

Equilibrio di Nash

Teoria della rovina del giocatore

Psicologia

Fortuna

Strategia e Abilita' nel gioco

sono tutte componenti da considerare e come potete vedere e' piuttosto complicato, io personalmente attingo da tutte queste


Ryuga84
Iscritto: 22.11.2007

L'originale di AshokaCiauz a tutti,

di Snyder ho letto "The poker tournament formula II" che parla proprio dei tornei con buy in più alti :-)

Appena ho tempo preparo la seconda parte in cui volevo fare qualche analogia tra la teoria economica ed il "valore marginale" delle chip.

Ciao Ashoka.... poker tournament formula non l'hai letto?il primo? il secondo di snyder...alla fine credo consigli uno stile che + si avvicina a quelli di sklansky ecc... mentre invece il primo libro è diametralmente opposto...perfetto per l'online e perfetto per la struttura dei mtt da low stack...!


Ciao Ashoka.... poker tournament formula non l'hai letto?il primo? il secondo di snyder...alla fine credo consigli uno stile che + si avvicina a quelli di sklansky ecc... mentre invece il primo libro è diametralmente opposto...perfetto per l'online e perfetto per la struttura dei mtt da low stack...!

In PTF2 (*) Snyder ribadisce molti dei temi che presumo ci siano nel primo (spesso fa dei brevi richiami) e ti assicuro che il suo approccio ai tornei deep stack è molto più simile a quello di un Gus Hansen rispetto a Sklansky

Ash

(*) tra l'altro ho preso questo libro perché era pubblicizzato su libreria universitaria e così l'ho inserito nel carrello acquisti insieme ad altri libri che mi servivano per l'università... :D


destrolindo
Iscritto: 25.08.2007

si cmq snyder fa un discorso relativamente ovvio, e SEMBRA nn capire che il bello della teoria dei giochi è che esiste una mossa sicuramente corretta da applicare in ogni caso, semplifica all inverosimile un problema altrimenti vastissimo.
E poi anche nell'ipotesi di gioco che fa snyder le chip degli short hanno piu valore, xke le utilizzeranno per vincere piu chip in proporzione rispetto a un bigstack che mette le proprie spesso a repentaglio, che è proprio quello che dice nash, il bigstack ha piu $ degli altri davanti a se, ma ogni chip vale di meno... Poi grazie al c***o che se uno nn è short e sa giocare puo vincere "facilmente" altre chip.

ah ashoka, rileggendo sembra che nn ho apprezzato il tuo post....ESATTAMENTE IL CONTRARIO ;)


La teoria dei giochi ed il valore delle chip in un torneo (parte seconda)

Si è visto in precedenza che l’applicazione del modello ICM porta ad affermare che ”il valore di ogni chip decresce alll’aumentare dello stack”.

Questo concetto è diventato molto popolare anche perché trova conferma nella teoria economica neoclassica dell’utilità marginale decrescente.

Vediamo che cos’è questa “utilità marginale” con un esempio, senza scomodare complicate formule matematiche.

Siamo molto affamati e ci troviamo di fronte ad una buonissima torta 900.

Ne mangiamo avidamente una fetta e subito ci sentiamo molto meglio: la fame ci è passata e la torta è davvero buonissima. Un economista neoclassico direbbe che la fetta di torta ha aumentato di molto la nostra utilità.

Noi siamo però golosi e ne mangiamo una seconda fetta, anche se non abbiamo più fame. I dolce sapore della torta riesce ancora a solleticare la nostra golosità ma ora lo stomaco inizia a comunicarci un senso di sazietà. L’economista affermerebbe allora che la fetta di torta ha aumentato la nostra utilità ma stavolta meno della prima.

Il succo della teoria marginalista è quindi che l’ultima unità di un bene che consumiamo (l’unità marginale) aumenta la nostra utilità sempre meno delle precedenti: ecco perché si parla di utilità marginale decrescente.

Per l’economista neoclassico il grosso problema è riuscire a misurare questa fantomatica utilità in modo da poter individuare quelle che sono le allocazioni ottime delle risorse. Noi non siamo però qui a studiare economia e quindi andiamo solo ad esaminare ciò che riguarda il mondo del poker.

Abbiamo già visto che in un cash game risulta conveniente (e corretto) misurare la nostra “utilità” assegnando alle chip il loro controvalore in denaro: in questo caso non si può certo parlare di “utilità marginale decrescente” delle chip visto che ad ognuna di essa corrisponde il corrispettivo in denaro! (1)

Nei sit&go ed in un ipotetico tavolo finale di un MTT possiamo applicare, con le dovute cautele, il metodo ICM e quindi otteniamo il “modello marginalista” ma questo non ci permette di affermare nulla riguardo le fasi iniziali ed intermedie di un MTT.

Matematicamente si può costruire un oneroso modello matematico ICM che tenga conto dello stack di qualche migliaio di giocatori e della struttura dei premi per poi calcolare il valore $EV delle nostre mosse. Ha però un qualche senso utilizzare le ardite ipotesi del modello ICM ad un field di qualche migliaio di persone(2)?

La cosa appare altamente improbabile.

Cosa possiamo dire invece dell’ipotesi di Snyder? Leggendo il suo libro (4) mi sembra di poter affermare che non abbia compreso appieno la differenza tra il concetto di “utilità marginale” e quello di “utilità totale” e che spesso tenda a confonderle.

Tuttavia non me la sento di scartare le sue considerazioni anche perché se le leggiamo alla luce di una teoria del valore diversa da quella mainstream (5), ovvero quella della Scuola Austriaca, possono aiutarci meglio a comprendere ciò che Snyder ha intuito e che molti giocatori (pensate a Gus Hansen!) mettono in pratica con successo.

Concludo con una domanda.

State partecipando alle fasi iniziali del main event delle WSOP, il vostro stack è quello iniziale di 20000 chip e con i bui al livello 150/300 ante 25 il vostro coefficiente M di circa 29 e quindi vi sentite tranquilli.

Al vostro tavolo però è seduto anche Dario Minieri che ha

A) 5000 chip.

B) 20000 chip

C) 80000 chip

La domanda è questa. Secondo voi il Darietto nazionale è quattro volte più pericoloso nella situazione B rispetto alla A? E per la C rispetto alla B?

Vi sentireste tranquilli a quel tavolo nell’ipotesi C? E nella A?

Ashoka

(1) Il primo che mi tira fuori un discorso sul fatto che anche la moneta ha un valore marginale decrescente si becca una lezione completa di economia quindi siete avvertiti! Qui si parla di poker!

(2) Nulla vieta di fare un esperimento e costruire un software che effettua tutti i calcoli necessari ed elabora, di volta in volta, la mossa “ottima”. Se il modello ICM è estendibile ad un intero MTT nel lungo periodo (3) il programma dovrebbe ottenere un ottimo profitto dalla sua partecipazione ai tornei multitavolo.

(3) Secondo l’economista John Maynard Keynes l’unica cosa certa del “lungo periodo” è che saremo tutti morti.

(4) The Poker Tournament Formula II

(5) Eggià! Non esistono solo la teoria neoclassica e quella Keynesiana! Lo so che all’università vi insegnano solo quelle ma questo non le rende più vere.


Ottimo blog Ashoka, davvero interessante


La teoria dei giochi ed il valore delle chip in un torneo (ultima parte)

Abbiamo visto che secondo la teoria economica neoclassica ogni bene consumato (e nel caso del poker ogni chip) possiede un “qualcosa” che chiamiamo “utilità” e che ogni unità addizionale di quel bene che consumiamo ci consente di aumentare questa “utilità” ma sempre in modo inferiore alla precedente (si parlava infatti di utilità marginale decrescente).

Abbiamo anche visto che diventa difficile a volte (nei tornei MTT) misurare questa fantomatica “utilità” e come i metodi consigliati facciano affidamento su ipotesi molto azzardate.

Se ci trovassimo ad un corso di microeconomia verrebbe da chiedere al professore quale entità sia questa “utilità” e per quale motivo essa aumenta anche quando, dopo aver mangiato la quinta fetta di torta di fila, vado in bagno a vomitare.

A questo proposito vale la pena esaminare, come avevo anticipato, quella che è la teoria del valore proposta dalla Scuola Austriaca e vedere se e come la possiamo utilizzare nel poker.

Per gli economisti austriaci questa cosa che abbiamo chiamato “utilità” e che riceviamo dal consumo dei beni non esiste. I beni consumati, infatti, sono soltanto dei mezzi con i quali ci prefiggiamo di raggiungere degli obiettivi e sono questi ultimi ad essere valutati secondo un ordine di importanza.

Come al solito un esempio potrà chiarirci meglio le idee.

Immaginiamo di avere questa scala di preferenze (1):

- dissetarci
- lavarci
- bagnare le piante
- fare un gavettone al vicino

In Italia l’acqua potabile è disponibile a buon mercato e quindi non ci è difficile raggiungere tutti e quattro i nostri fini: poiché “fare un gavettone” è l’ultimo obiettivo in ordine di importanza e poiché abbiamo abbastanza acqua per farlo, ne consegue che l’ultimo litro d’acqua che riceviamo sarà valutato “poco”.
Se ci trovassimo invece nel deserto ed avessimo a disposizione solo una bottiglietta d’acqua potremmo soddisfare a malapena il primo di questi fini. Quella bottiglietta d’acqua diventerebbe più importante di un sacchetto di diamanti perché ci consente di non morire disidratati.

Se i beni sono soltanto un mezzo per soddisfare dei bisogni ecco che il centro dello studio economico non è più la “decisione ottima” ma l’azione umana (2)

Scrive l’economista Huerta de Soto: “ Per i teorici Austriaci la scienza economica va concepita come una teoria dell’azione più che della decisione, cosa che costituisce una delle caratteristiche che maggiormente li separa e li differenzia dai loro colleghi Neoclassici. In effetti, il concetto di «azione umana» ingloba e supera il concetto di decisione individuale. In primo luogo, secondo la Scuola Austriaca, il concetto di azione include non soltanto l’ipotetico processo di decisione in un contesto di conoscenza “data” sui fini e sui mezzi, ma soprattutto «la percezione stessa del sistema di fini e mezzi» in seno alla quale ha luogo quell’assegnazione economica che, con carattere esclusivo, si trova al centro dell’interesse dei Neoclassici. Inoltre, per gli Austriaci, la cosa più importante non consiste nel prendere una decisione, bensì nel fatto che tale decisione sia portata a termine attraverso un’azione umana nel cui processo (che può giungere o meno a compimento) si producono una serie di interazioni e di atti di coordinamento il cui studio costituisce l’oggetto della scienza economica. Pertanto l’economia, lungi dall’essere un insieme di teorie sulla scelta o sulla decisione, costituisce un corpus teorico che si occupa dei processi di interazione sociale, i quali potranno essere più o meno coordinati in base alla perspicacia mostrata nell’esercizio dell’azione imprenditoriale da parte degli attori implicati.

Tutto questo con il poker cosa c’entra?

Applichiamo questo pensiero al nostro passatempo preferito. Una “scienza del poker” completa, quindi, non deve essere solo un insieme di teorie sulla scelta o sulla decisione ma occuparsi anche e soprattutto dei processi di interazione sociale e dell’azione “imprenditoriale” del giocatore.

Giocando ad un tavolo cash ci troviamo in un contesto di conoscenza “data” sui fini e sui mezzi ed è quindi corretto utilizzare la teoria dei giochi per determinare quella che è la scelta ottima da seguire.

In un torneo multitavolo, però, queste premesse cadono e non possiamo valutare le singole decisioni come giuste o sbagliate facendo affidamento su un criterio di valutazione oggettivo (che non esiste!). Come corollario non ha alcun senso cercare di capire chi ha ragione tra Snyder e Sklansky in merito all’utilità marginale delle chip.

Quello che diventa essenziale è invece analizzare l’azione dei giocatori vincenti, capire qual è il loro stile e quali tecniche di gioco utilizzano (small, ball, long ball, etc.), comprendere il modo in cui interagiscono con il resto del tavolo ed il perché delle loro mosse.

In questo senso, per chi conosce bene il Texas Hold’em ma non ha esperienza di MTT, può risultare molto più utile leggere “Every hand revealed” di Gus Hansen che non i primi due volumi di Harrington.

(1) La scuola austriaca sostiene che non possiamo assegnare un punteggio preciso ai nostri obiettivi ma solo ordinarli su scala preferenziale. Non ha senso quindi dire che preferiamo A due volte più di B e così via. Ovviamente ogni individuo ha la sua scala preferenziale soggettiva diversa da quella di tutti gli altri.

(2) Secondo la Scuola Austriaca l’azione è il “tentativo di raggiungere un fine specifico attraverso l'uso dei mezzi reputati più idonei”. Ovviamente siamo fallibili e quindi i mezzi che riteniamo idonei possono non essere tali.


Galliani
Iscritto: 26.10.2007

Rinnovando i complimenti per la raffinatezza con la quale sono poste le teorie, le implicazioni, i collegamenti, le analogie e la facilità con la quale salti dall'una all'altra (forse per te sarà scontato ma quello che dicevo della passione per le cose nell'altro intervento trova nei due post successivi una conferma ... questa volta gioiosa per me, per chi legge), provo a rispondere "d'istinto" al quesito su Minieri e la situazione che riporti senza fare riferimento alle teorie economiche ma provando a calarmi nella situazione.

Credo sia più pericoloso short-stacked (con l'acqua alla gola) anche se con lo stack medio potrebbe più agevolmente dedicarsi al suo stile di gioco preferito. Mi sembra che con quello stack potrebbe/dovrebbe fare molte meno "mosse" rispetto al solito. Allo stesso tempo, mi sono domandato (non tanto come economista ma come appassionato di Asimov e della sua idea della psicostoriografia) come il comportamento degli altri stack al tavolo e la dimensione di quegli stack possano diventare importanti nel definire il livello di pericolosità del Dario nazionale.

Insomma, lo troverei più pericoloso e ci penserei bene due volte prima di incrociare la sua strada. Un MTT come le WSOP al loro primo giorno sono ancora un orizzonte troppo breve per considerare Dario al tavolo come un evento determinante (certo rilevante ma non credo determinante). Io giocherei più tight, lui potrebbe giocare più loose sulla base del comportamento degli altri al tavolo, del loro stack e delle hole cards che i players hanno a disposizione.

Infine, ho sentito grandi cose su "Every Hand Revealed" e sul percorso all'Aussie Million di Gus Hansen (l'opposto a me come tipo di gioco ma di gran lunga il mio giocatore preferito) .... altro libro che pare essere un must have della biblioteca del pokerista.

La scuola austriaca ... che bei ricordi ... mi dispiace non avere più la freschezza di un tempo per starti dietro come vorrei ... se trovo il tempo ci dò una ripassata ... è passato davvero tanto tempo dai tempi, la pratica professionale spesso di porta altrove ..... chissàse è meglio o peggio?

:D Abbracci, e grazie .... non credo siano molti i forum di poker che godono di questo livello qualitativo.


Ciauz,

io credo che Minieri sia al massimo della sua pericolosità quando possiede uno stack adeguato a portare avanti la sua strategia. Dario ha uno stile iperaggressivo che lancia sempre un messaggio chiaro al tavolo: se volete giocare con me siate pronti a dover prendere una decisione che riguarda tutte le vostre chip.

Questo stile ha la massima efficacia quando Minieri è lo stack dominante: lo abbiamo visto al final table delle WSOP quando ha vinto il braccialetto e specialmente nella diretta dell'EPT di Sanremo. Non potendo vedere le hole cards ed assistendo a tutte le mani giocate ecco che diventava molto più facile comprendere il "terrorismo psicologico" che esercita Dario quando è il big stack del tavolo.

Ovviamente lui lo sa e gioca un poker "o tutto o niente" in modo da acquistare quello stack e poter rendere al 100%. Se è shortstack certamente non aspetterà di avere una premium hand per giocare aggressivo e cercherà di fare un double up quanto prima, rischiando anche con mani marginali.

A volte può anche andargli bene ma secondo me è l'occasione perfetta per ingrandire il tuo stack con una buona percentuale di successo.


Teoria dei giochi: come giocare contro la strategia short stack

Nel XIX° secolo un matematico ed economista francese, Antoine Augustine Cournot, elaborò un modello matematico per simulare il comportamento di un’impresa che, in una situazione di oligopolio, voleva massimizzare il suo profitto alla luce delle decisioni strategiche delle concorrenti.

In pratica l’impresa che si comporta a la Cournot considera le decisioni di produzione delle concorrenti come date e fisse ed ottimizza la sua strategia di conseguenza.

Se nel mondo economico reale le ipotesi del matematico francese sembrano azzardate tuttavia un modello simile può essere applicato ad un tavolo cash game in cui sia presente un giocatore che utilizza “by the book” la strategia shortstack.

Vi è già un articolo nella sezione no limit che affronta la questione ma volevo comunque valutare un caso particolare e proporre diverse strategie.

Problema

Cash game hold’em NL con bui 0,5/1 (per facilitare i conti!!)

Siamo al big blind ed un giocatore (villain) che applica la strategia shortstack effettua un raise di 4$ dal button. Tutti passano e tocca a noi. Qual è la nostra strategia ottimale?

Osserviamo che il gioco di villain è così prevedibile da poter essere descritto tramite un algoritmo: vediamo innanzitutto con quali mani ha rilanciato…

…e con quali effettuerà un all in nell’eventualità di un nostro reraise.

Strategia A – Determiniamo il reraise range che ottimizza la nostra vincita

Per prima cosa definiamo la funzione G(x) che vogliamo massimizzare e che consiste nella nostra vincita in denaro. La variabile x rappresenta la percentuale di mani che vogliamo giocare seguendo la seguente strategia.

1) (1-x) passiamo. La nostra vincita netta è -1 BB (quello che avevamo messo)

2) x rilanciamo all in.

2a) Nel 64,3% dei casi villain passa la mano e vinciamo 4,5 BB
2b) Nel 35,7% dei casi villain vede ed a seconda del nostro range di mani possiamo vincere 25,5 BB o perderne 25.

Ho calcolato le vincite attese al variare della variabile x ottenendo questo risultato.


Come si vede non c’è molta differenza rispetto a quanto consigliato nell’articolo della sezione strategica (i valori negativi sono dovuti al fatto che siamo il big blind).

Ma è possibile elaborare una strategia migliore?

Strategia B – Sfruttiamo la prevedibilità del gioco shortstack post flop

Abbiamo sempre la nostra funzione G(x) da massimizzare ma questa volta vogliamo comportarci in maniera differente. Sul rilancio di villain infatti ci limitiamo a fare call e sul flop facciamo check.

Come descritto dall’articolo “Come giocare dopo il flop” villain effettuerà sicuramente una puntata di circa 2/3 del piatto ed in caso di rilancio vedrà con una made hand (top pair o superiore) oppure un draw (OESD o flush draw).

La nostra strategia consiste nel rilanciare sempre sulla puntata di villain. La variabile x continua a rappresentare la percentuale di mani che passiamo preflop

1) (1-x) passiamo. La nostra vincita netta è -1 BB (quello che avevamo messo)

2) x facciamo call e poi checkiamo dopo il flop. Villain punta 6 BB e noi reraisiamo all in.

2a) 61,7% (*) Villain non ha una made hand né un draw e passa la mano. Vinciamo 10,5 BB

2b) 38,3%.(*) Villain vede ed a seconda del nostro range di mani possiamo vincere 25,5 BB o perderne 25.

Ho nuovamente calcolato le vincite attese al variare della variabile x con un risultato molto diverso dal precedente:

La strategia ottima è rilanciare con il 100% delle mani!

Dov’è l’errore nella strategia shortstack?

E’ in questo paragrafo a http://it.pokerstrategy.com/strategy/no-limit/824/6/ ]pagina 6 dell’articolo “Come giocare dopo il flop”

” Prima del flop avete rilanciato e al flop avete solo un avversario. Solo in questo caso puntate. Per la precisione puntate 2/3 del piatto. Anche in questo caso vale la regola: se dovete puntare più della metà dei vostri soldi andate direttamente all in. Se invece è il vostro avversario a rilanciare, o addirittura rilancia o segue la vostra puntata, potete congedarvi. Smettete di investire altri soldi e passate la mano se incontrate resistenza.”

In realtà nel nostro caso B lo shorstack ha investito 10 dei suoi 25 BB con una trash hand e se ora passa la mano sul nostro controrilancio ci autorizza a rilanciare con qualsiasi mano.

In realtà andrebbe applicata la regola seguente..

Avete rilanciato preflop e all'inizio del giro di puntate vi rimane meno della metà del piatto:
Andate comunque all-in indipendentemente da ciò che fanno gli avversari.”

…anche nel caso di un controrilancio.
Cosa ne pensate? Va rivista la strategia shortstack post flop oppure no?

Ashoka

(*) Per determinare queste percentuali ho utilizzato il software Stoxpoker EV calculator


valentik72
Iscritto: 02.10.2006

Hi ashoka seguo con molto interesse il tuo blog ti va di affrontare queste due tematiche e spigarle come fai tu semplicemente

Kelly Criterion http://www.jimgeary.com/poker/letters/KELLY.HTM

opponent model http://poker.cs.ualberta.ca/papers/Papers/AAAI98.pdf

secondo due validi spunti


Good Idea,

ci scriverò qualcosa su