Strano, proprio ieri sera ho visto il coaching e ad un certo punto ho pensato "wow, per come gioca, visto il field, se solo massasse regolarmente ogni santa sera, anche a bassa concentrazione, sbattendosene di cosa gira il board, stamperebbe allegramente".
Secondo me, perdona la sfacciataggine di un semplice giocatore di microlimiti che ha poco da dire a chi sa giocare, nella fase finale forse soffri un particolare aspetto (non dico tecnicamente obv, intendo nel lato psicologico-mindset) enfatizzato nel gioco online (che per motivi tecnico-logistici risulta molto diverso dal live), qui sotto cerco di spiegare cosa intendo facendo prima ampia e ovvia premessa sul gioco. Non voglio dire che sia tutto preciso e giusto, penso solo che l'idea di fondo finale, sulla parte mindset che deriva dal come si debba per forza giocare con questo field dal punto di vista tecnico, possa servire come spunto di riflessione, sperando di aver individuato un motivo di "pseudotilt emotivo".
Premessa, prima fase torneo (con differenza tra live-online, comunque qui non vedo possibili problemi di mindset).
Nelle prime fasi l'ICM sostanzialmente non conta (che sia live o online), teoricamente si può giocare come fosse cash (se sei avanti le metti e gg, è vero che non puoi bullare nessuno ma è anche vero che nessuno ti può bullare).
Nel live per questioni economiche varie, spesso conviene sopravvivere e si tende ad evitare spot a varianza elevata, comunque sia questo non è un grosso problema per un reg, che dato il field soft si prende comunque i suoi spot a bassa varianza, inoltre anche gli occasionali nel torneo live vogliono sopravvivere. Questa tendenza a preservare lo stack spesso viene confusa con l'ICM, ma non c'entra niente, tutti preservano lo stack per questioni logistiche, quelli bravi poi evitano di rischiare di uscire anche se sanno che stanno rinunciando a molti spot EV+. Per questo i reg live giocano tornei live a buona redditività, per questioni logistiche preferiscono giocare a bassa varianza e vogliono che il field sia soft.
Nell'online dove si può invece massare, nella prima fase sopravvivere conta zero, si può giocare tranquillamente come fosse cash, si può spingere a tutto spiano in tutti gli spot EV+. Se il fegato del reg di tornei soffre, nelle prime fasi del torneo non soffre più di quello di un reg cash che multitabla.
Fase finale (qui cominciano i veri problemi per i fegati dei reg).
Arrivati alla soglia del FT cambia tutto, specialmente online.
Online non è come live, dove tutti puntano a sopravvivere dall'inizio e la tendenza a chiudere il gioco si accentua nella fasi finali, il gioco poi è lento e l'adrenalina si diluisce nella stanchezza, in sostanza la tendenza è comune a tutti, fino a quando la struttura regge: tirare sempre più i remi in barca.
Online è l'opposto: è pieno di schegge impazzite gasate dal misto di essere arrivate così avanti e esaltate dal gioco da loro espresso (in realtà hanno sculato l'impossibile). Hanno l'adrenalina alle stelle, non scende perché i tempi online sono rapidi, non si mescola neanche alla stanchezza che ci sarebbe live dopo moltissime ore (o giorni) di gioco. Una miscela esplosiva.
Online i reg e i giocatori bravi hanno un grosso problema tecnico-emotivo, questa parte è il nocciolo del discorso: nella fase finale l'ICM governa pesantemente, terribilmente il gioco. In sintesi l'ICM impone anche a chi ha stack di non spingere e bullare un tavolo non bullabile solo per arrivare primi, bisogna assolutamente ultra-adattarsi al tavolo rallentando appena si osserva il minimo potenziale rischio, con obiettivo principale assoluto obbligatorio di arrivare più o meno nei primi 4 circa, a seconda della verticalità dei premi, conta molto non uscire 10 o 15. Arrivati nei primi 4, a costo di aver perso un po' di stack foldando sapendo di essere davanti vs occasionali schegge impazzite, si pensa perciò ad arrivare terzi, poi secondi, solo alla fine primi (tipico è il caso nel quale il reg bravo alla fine arriva all'HU con meno stack dell'occasionale, molto è perché ha dovuto proteggere lo stack e cedere chips per motivi ICM).
I reg in questa fase possono bullare solo i propri colleghi (neanche tutti, solo quelli sensati) ma devono avere infinito pelo sullo stomaco (questo è ultra-tiltante emotivamente) per digerire gli occasionali-maniacs sopravvissuti che non solo non si fanno mai bullare ma al contrario riescono loro a bullare, sia chiamando infinito sia puntando a sproposito, sia che abbiano poco stack, sia che ne abbiano tanto. I reg devono subire subire subire, foldare foldare foldare, rinunciare rinunciare rinunciare, devono proteggere lo stack, anche quando ne hanno molto, anche quando sanno che nella mano sono avanti. In sintesi per ICM in questa fase devono rodersi il fegato a tutto spiano a più non posso.
Piccola parentesi: tutto questo si trova anche nei sit, del resto è sempre ICM, però ci sono differenze notevoli. I reg di sit massano infinito e queste dinamiche impattano meno, non spingere certi spot o foldare anche da davanti gli sposta poco nel mindset (poi spesso si arriva in pochi alla fine e si è già corti, in push-fold, si applicano le tabelle). Nei tornei si arriva raramente nelle fasi finali e quando si rimane in 30 o meno e con stack ancora decente, avere al tavolo una dinamica insensata mette molto più alla prova il mindset.
Tutto questo gioco limitato da motivi ICM, da un lato può bruciare infinito a chi sa giocare, dall'altro è quello che rende i tornei ancora più giocabili dagli occasionali, sempre popolari. Il torneo è la modalità che rende ancora vitale il poker, perché il torneo amplifica l'esperienza del poker, non solo è una lotteria mista alle skill del poker, diventa anche un'esperienza spaziale per tutti gli occasionali che arrivano nelle fasi finali: la meccanica ICM che ci sta dietro li rende inconsapevoli mostri del poker, loro sentono che sanno giocare benissimo a poker, quando vincono pensano di essere dei fenomeni assoluti con skill infinite, infatti dicono sempre di essere stati solo un pochino fortunati, a chi li critica sulle giocate aggressive dicono che ok, la fortuna li ha un minimo aiutati, ma che a parte questo piccolo dettaglio hanno giocato veramente da skillatissimi e hanno dominato. La grande illusione del poker diventa infinita illusione in un torneo. Per questo i tornei sono la linfa vitale, quello che terrà sempre vivo il poker.
L'occasionale tipico se ha qualcosa in mano le mette in mezzo, se è aggro perché è il suo stile, se è chiuso magari spinge perché non vuole essere scoppiato. Giocando così verrebbe devastato nel cash ma paradossalmente riesce a massimizzare la sua opportunità di arrivare primo nei tornei (o più spesso uscire, per ICM spesso sbaglia ovviamente, ma a lui non interessa, lui mira solamente ad arrivare primo). Non subisce pressione, cosa che fa impazzire un giocatore bravo che sa che l'occasionale in quel preciso spot non può mai metterle, per ICM dovrebbe foldare anche se fosse al 70 e invece il reg vede che l'occasionale le mette costantemente a caso, magari l'occasionale le mette al 40% pensando che sia perfetto, che ci stia, tutto sommato è un flip, invece magari è un errore terrificante dato che per ICM non poteva metterle meno del 70%, ma lui non lo sa. E così facendo si avvia realmente a vincere, ma perdendo soldi.
Tutto questo lo sai bene, però lo scrivo per esteso per evidenziare un punto emotivo correlato alla dinamica, perché forse è il principale motivo del tuo rodimento di fegato delle fasi finali. Probabilmente il fegato non regge il dover subire questo gioco degli occasionali che per vari motivi online spingono a palla completamente fuori da ogni logica ICM. Non solo il reg non riesce a fare il gioco di pressione su questi occasionali (che ok, ci starebbe, sarebbe sopportabile), ma il colmo assoluto è che bisogna pure subire il loro gioco di pressione anche quando sono pari stack o hanno pure meno stack (che è veramente un assurdo cosmico).
Tipico esempio di quanto scritto, che personalmente mi faceva impazzire, per fortuna ad un certo punto ho perlomeno capito il motivo:
FT, 9 giocatori di cui 4 corti, 3 medi, 2 big stack. Io ho stack medio e sono nella mano con un altro che ha stack medio (occasionale aggro). Io so che sono mediamente avanti (mettiamo overpair, sono al 60%) ma so che questo si gioca tutto lo stack con progetti e top pair+, un misto che lo mette al 40% circa. Fosse cash le metterei happy ma qui per ICM so che se oppo spinge tutto lo stack io devo foldare e rodermi infinito il fegato (non posso potcontrollare questo personaggio, non posso rischiare di uscire contro questo occasionale aggro maniac con 4 corti ancora in gioco, devo assolutamente proteggere lo stack aspettando che escano). La stupidità dell'occasionale diventa la sua fortuna, so che al flop spinge a caso tutto lo stack al 40% e io prima di committarmi devo foldare. Lui si sente il mago del poker, vince anche questa mano che sarebbe perdente, io soffro infinito a foldare la rara overpair che mi capita, so anche che sto mediamente sopra. Ma devo foldare.
Io pensavo di soffrire la varianza dei tornei, ma non è la varianza dei tornei che mi fa rodere, è dover subire questo ICM misto a questi occasionali insensati maniac pieni di adrenalina che mi fa rodere infinito. Al cash questo non succede, perché questi spot semplicemente al cash non esistono, al cash non può succedere assolutamente mai che si debba foldare da davanti, se sei avanti anche di poco le metti tutte happy.
Esempio pratico: World Series of Poker 2006, dove un noto occasionale pusha un filino aggro, l'altro giocatore sa di avere un'ottima mano ma si rode infinito (e già dal call preflop comincia a rodersi palesemente, lo dice pure, sapendo che si inserisce in uno spot dove non potrà potcontrollare, con un avversario corto al tavolo), postflop poi si rode ancora di più perché l'aveva previsto, sapeva tutto, ha floppato benissimo ma per ICM sa che è meglio subire e foldare questa mano che cash avrebbe spinto senza problemi:
Sperando di non aver imbrattato troppo il blog con questa specie di rant, sperando solo che possa servire come piccolo aiuto per cercare di aiutare a focalizzare il motivo del problema.